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Mar 20

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PSR 121 – Newsletter P.N8 – Oltre la biomassa: sistemi a biomassa per la trasformazione dei prodotti alimentari

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Figura 1: Principali filiere di produzione di bioenergia applicabili in aziende dell’agroalimentare

Figura 1: Principali filiere di produzione di bioenergia applicabili in aziende dell’agroalimentare

 

L’agricoltura moderna consuma forti quantitativi di energia fossile per la produzione di prodotti alimentari sia vegetali che animali. Se confrontiamo il rapporto tra unità di energia immessa ed unità di energia ottenuta nel processo agricolo si arriva mediamente a un rapporto di 1 a 10 e a livello mondiale il sistema agricolo-alimentare rappresenta il 32% dei consumi globali di energia con una quantità̀ annuale di emissioni di CO2 pari a 10 Gt di CO2.

Volendo fare riferimento ai processi che potrebbero trovare una applicazione nelle aziende agricole italiane per la produzione di energia finalizzata ad alimentare i processi tipici delle aziende dell’agroalimentare se ne possono citare tre (Fig.1): a) i processi di conversione termochimica, come la combustione; b) i processi di conversione biochimica come la digestione anaerobica; c) i processi di conversione fisico-chimica, con particolare riferimento ai biocarburanti di matrice lipidica. L’applicazione di uno e di un altro processo dipende da numerosi fattori, tra i principali vi sono: la tipologia di energia richiesta (calore, energia elettrica o trazione), la disponibilità in zona di feedstocks (quantità e tipologia) e la scala di processo che si vuole raggiungere (filiera corta, filiera lunga).

 

La filiera biomassa da combustione nella sua forma più semplice utilizza biomassa ligno-cellulosica per alimentare forni o caldaie e generare calore, che poi può essere impiegato direttamente oppure trasformato in energia elettrica attraverso turbine o motori.

La filiera del biogas o biometano rappresenta un modello virtuoso di filiera agroenergetica, perché utilizza soprattutto, ma non solo, scarti e residui di attività agricole e li trasforma in un biocarburante gassoso, il biometano appunto, che viene efficientemente trasformato in energia elettrica.

La filiera biomassa dell’olio vegetale rappresenta una filiera particolarmente adatta per l’allestimento di filiere agroenergetiche corte, basate sull’utilizzo in motori endotermici di olio vegetale puro (OVP) ovvero olio estratto da semi oleaginosi attraverso processi di tipo meccanico o tipo chimico ed utilizzato “puro” in impianti modificati per la produzione di energia o per trasporti. Questo utilizzo si contrappone al ben più conosciuto Biodiesel, che viene utilizzato in purezza o in miscela in motori diesel. L’utilizzo in purezza dell’olio vegetale permette di evitare il complesso processo di trans-esterificazione (trasformazione degli acidi grassi in esteri metilici degli stessi) e consente l’allestimento di filiere agricole in cui il produttore dei semi oleosi e l’utilizzatore finale possono essere lo stesso soggetto. Più frequentemente si tratta di consorzi o cooperative che acquistano l’impianto di spremitura a cui i soci conferiscono i semi e a cui poi viene ridistribuito l’olio.

Il consumo critico e le filiere corte.

Le criticità emerse nelle filiere alimentari sono le motivazioni che nell’ultimo decennio hanno indotto il consumatore a privilegiare prodotti alimentari sulla base di principi di “consumo critico”, che privilegiano mercati di cui si conosce con certezza oltre alla provenienza dei prodotti anche l’eco-sostenibilità dei sistemi e dei processi utilizzati per la produzione. Di sicuro interesse per gli imprenditori agricoli le proposte legislative funzionali a sostenere le policy dell’Efficienza Energetica e della sostenibilità ambientale del sistema agroalimentare.

Rinnovabili e cibo di qualità.

L’edizione di Comuni Rinnovabili redatta da Legambiente di quest’anno inaugura un nuovo capitolo dedicato alle filiere del cibo e delle fonti rinnovabili e a quelle aziende dell’agroalimentare italiano che hanno deciso di investire nelle fonti rinnovabili per soddisfare i fabbisogni energetici, elettrici e termici, legati ai processi di produzione del cibo. Una scelta fatta, secondo le stime di Istat, da circa 21.000 aziende italiane, per lo più legate al settore dell’agroindustria multifunzionale, laddove il tipo di tecnologia più̀ adottata è quella che si integra al meglio con i processi agro-ecologici, ovvero impianti a biomasse e a biogas. In particolare il biogas costituisce il vettore di energia rinnovabile più di uso in campo agricolo, non solo come valida alternativa al combustibile fossile per la generazione di energia elettrica e termica, ma anche per la possibilità̀ di utilizzo del sottoprodotto della digestione come ammendante e fertilizzante naturale. L’Italia vanta un’eccellenza mondiale nella produzione di biogas, grazie ad uno standard tecnologico maturo e performante, assieme a Germania, Cina e USA.

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Che vantaggi può̀ dare l’investimento in energia rinnovabile nel settore primario? In primo luogo, l’abbattimento dei costi della bolletta energetica. Il risparmio sui costi dell’energia libera risorse monetarie che possono essere reinvestite nello sviluppo aziendale. L’investimento in energia rinnovabile può̀ dunque rivelarsi altamente remunerativo e diventare un fattore di competitività̀. Inoltre, vista l’accresciuta sensibilità̀ dei consumatori ai temi della sostenibilità̀, l’investimento si traduce in un guadagno d’immagine e fiducia. Senza trascurare il ridotto impatto ambientale ed il contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.

Si riportano alcuni esempi virtuosi in questo settore tra cui: a) il Caseificio del Buon Pastore (RA) (Foto 1) con il proprio prato-pascolo fotovoltaico in cui i fabbisogni energetici dell’azienda vengono soddisfatti attraverso l’energia prodotta dal campo fotovoltaico nel quale è inserito il Caseificio; b) la Comunità̀ del cibo ed energie rinnovabili (CCER) in Toscana che rappresenta la prima Comunità̀ di produttori di cibo ad energia rinnovabile a livello mondiale ed altre realtà aziendali presenti in Italia.

Foto 1: Esempi virtuosi: Prato-pascolo fotovoltaico Buon Pastore (RA)

FOTOVOLTAICO E AGRICOLTURA

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Livio Olivero

Livio Olivero

Direttore di CampusLab. Mi occupo dei rapporti con i partner e del coordinamento del nostro Team di lavoro, con cui elaboro nuove idee e proposte per nuovi progetti.
Livio Olivero

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